Cosa nasconde il tempo

Nebbia, tenebre, nuvole, gli eventi atmosferici oscurano il mondo e lo fanno giocando con la percezione umana. A volte però questa è stravolta, distorta, dallo scorrere del tempo. Esso non è mai continuo, costante, regolare, a volte cambia il suo corso, confondendo l’intelletto umano.

La macchina viaggiava senza sosta, ormai da ore. Il sole aveva accompagnato il viaggio della dottoressa Von Lyiaar fin dalla sua partenza. Aveva deciso di lasciare l’autostrada per godersi il piacevole paesaggio offerto dalle strade secondarie, incastonate tra ripide montagne, strapiombi che, di tanto in tanto, lasciavano spazio a più dolci declivi. Anche il sorriso la accompagnò per tutta la prima parte del viaggio. Il nuovo lavoro la attendeva proprio nella città in cui si sarebbe voluta trasferire, ma da cui il matrimonio, poi fallito, l’aveva costretta ad allontanarsi. Ora era felice e anche il sole sembrava approvare questa sua nuova vita.

Viaggiava verso ovest, il tramonto permetteva alla donna di vedere sempre meno la strada, non per il buio che iniziava ad impadronirsi delle valli, ma per il sole che batteva ostinatamente contro il parabrezza. Svoltò in una curva e finalmente l’ombra le diede un po’ di ristoro, ma alla curva successiva fu accecata dalla luce. Frenò, sentì un clacson, l’auto sbandò. Sentì stridere le ruote sull’asfalto, non riusciva più a governare l’auto imbarcata. Sentì una serie di colpi secchi, un forte rumore di vetri che andavano in frantumi. Finalmente l’auto si fermò sul ciglio della strada. La donna rimase immobile al posto di guida, senza lasciare il volante. Guardava ancora davanti a sé. Vide lentamente il sole che spariva dietro il crinale della montagna. Non voleva voltarsi. Lo fece molto lentamente. Non vide nessuno. Non c’era un’altra auto, la strada era completamente deserta. Scese dall’auto e si rese conto di essere completamente sola e che il veicolo non aveva subito alcun danno. Tirò un sospiro di sollievo.

“Credo di aver immaginato le botte e i rumori. Si tratta sicuramente di autosuggestione.”, pensò, rientrando in auto. Era una psichiatra, conosceva bene la forza della mente di autosuggestionarsi. Sospirò pesantemente, mise nuovamente in moto l’auto e ripartì prudentemente.

Il viaggio continuò tranquillo, anche se ogni ombra che appariva nel campo visivo della dottoressa provocava un sussulto. “È solamente lo shock, nulla di cui preoccuparsi”, continuava a ripetersi. Improvvisamente fu assalita da un torpore. Si guardò intorno per cercare di combattere quella sonnolenza irresistibile. Pensò che la strada fosse troppo lunga, probabilmente si era persa. Guardò l’orologio per la prima volta da quando era partita. Segnava quasi la mezzanotte. Rallentò. Si guardò intorno, spaurita, con lo sguardo perso. “Quando è trascorso tutto questo tempo?”, si chiese ancora. Aveva perso la cognizione del tempo e non conosceva la strada che stava percorrendo. Venne assalita dall’ansia.

Dopo qualche minuto in cui l’adrenalina aveva contribuito a tenerla sveglia, la sonnolenza tornò prepotente. Gli occhi si fecero pesanti. L’auto sbandò più volte. Poi vide una luce in cima al crinale sulla sua sinistra. Guardò proprio in quella direzione, rallentando. La luce scivolava velocemente verso la base del pendio. La osservò. Quando fu vicino alla strada sparì improvvisamente. Attese qualche secondo e dagli alberi comparve una donna con gambe e braccia lunghissime, vestita di bianco, che emanava un luce bianca. La dottoressa fermò l’auto. La donna attraversò la strada, con grandi falcate, dondolando il corpo a destra e a sinistra ad ogni passo. Si voltò un secondo verso l’auto. Aveva gli occhi fissi nel vuoto, capelli lunghi che seguivano i movimenti del corpo, sembrava si trovasse a metà tra il camminare o fluttuare. Si voltò nuovamente e sparì nella boscaglia. La dottoressa rimase immobile, incredula. Stava probabilmente impazzendo. In quel momento si rese conto di essere completamente sveglia.

Attese ancora qualche minuto, con l’auto in moto ma ferma in mezzo alla strada. “Ho bisogno di prendere aria, mi devo essere addormentata. Per fortuna mi sono fermata e non sono uscita fuori strada.”, si disse. Aprì la portiera e scese. Iniziò a girare intorno all’auto. L’aria fresca ebbe un effetto rigenerante. Penso all’esperienza che aveva vissuto e rise. “A volte l’immaginazione gioca scherzi assurdi”, pensò. Un particolare attirò la sua attenzione. Una chiazza scura si allargava nel resto dell’auto. “Perde benzina.”, si disse, mentre si inginocchiava per controllare. Toccò il materiale che sembrava troppo viscoso per essere benzina. “Questo è olio”, pensò di nuovo e si avvicinò ai fari ancora accesi dell’auto. Era rosso.

Con il terrore negli occhi e un peso che le opprimeva il petto, lentamente e con fatica andò nel retro dell’auto. Il respiro si fece pesante. Abbassò lo sguardo. Dal bagagliaio fuoriusciva un fine rigolo rosso. Aprì il portellone e si allontanò con un balzo. Un’odore nauseante provenne dall’interno dell’auto. Fu sopraffatta da un conato di vomito. Poi lo vide, rannicchiato nel suo baule, coperto di sangue.


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