Funzione della storia. Il racconto insegna?

Quale funzione ha un racconto? È una domanda che potrebbe mettere in difficoltà e di conseguenza richiede una risposta altrettanto complessa. Il racconto è sicuramente espressione dell’identità culturale di chi lo scrive, poiché da esso trasuda l’educazione che accompagna l’autore. Nessun racconto, nessuna storia, può esimersi, anche la favola più leggera e spensierata rientra in questo paradigma. Spesso però non è l’autore che vuole esprimere se stesso o un suo insegnamento attraverso i contenuti che propone ai lettori, è semplicemente la sua personalità che impregna inconsapevolmente (e naturalmente) tutta la sua opera.

Il problema si pone nel momento in cui si vuole attribuire a tutto il complesso della letteratura, libri, romanzi, favole, una funzione che per loro stessa vocazione o struttura non hanno. Oserei dire, senza per questo motivo scatenare l’ira di alcuno (si tratta sempre di un parere personale e non dell’assoluta verità) che anche quelle opere create con l’obiettivo di trasmettere degli insegnamenti, non portano a termine la funzione per la quale sono state minuziosamente progettate. Nessuno possa prendersela a male se dico che l’educazione di una persona, dal bambino all’adulto, ha come protagonisti i fattori ambientali e culturali, che poco hanno a che vedere con quanto scritto da un autore, per quanto questo possa vivere a contatto con gli stessi fattori, che vorrebbe rendersi utile nella funzione educatrice di una società. Se ad esempio scrivo un libro violento, letto da centinaia di persone di varia estrazione sociale, non obbligatoriamente mi troverò davanti a centinaia di violenti, chi diventerà violento sarà solo colui che vivrà e verrà educato (nella pratica e nell’imitazione, perché per imitazione si educa e non teoricamente) alla violenza. Con questo non si vuole sminuire in alcun modo il lodevole e utilissimo lavoro di coloro che hanno la statura culturale e morale di scrivere opere degne di tale nome, si vuole semplicemente ridimensionare l’incisività di tali contenuti. Essi segneranno veramente chi li legge solo quando saranno interiorizzati e diventeranno intrinsecamente e perciò indissolubilmente parte della cultura del lettore. L’educazione è un concorso di cause di cui anche la letteratura ne è un’espressione e non concorrente. A questo non si sottrae nemmeno il cinema o il mondo dei videogiochi.

Da questo discorso si evince che ne verrebbero ridimensionati tutte le opere letterarie, i racconti, che non hanno a che vedere con contenuti impegnati, perciò identificati nel semplice e più vasto intrattenimento. Ciò è più che giusto. Bisogna dare il giusto valore anche a questa tipologia di scrittura, senza esasperare il suo valore, quasi sempre poco incisivo, se non addirittura nullo, nell’istruzione e nell’educazione. Diamo allo svago ciò che è dello svago, senza attribuire, nel bene o nel male, una dimensione e una funzione che non gli è propria. Di contro, però, diamo alla letteratura colta ed educativa, denominata banalmente ‘di nicchia’, ciò che le compete, senza esasperare nemmeno in questo casi i contenuti e senza ridurla alla stregua degli altri generi.

Nello stesso modo dovrebbe essere ritenuto anche il cinema, o quanto viene distribuito tramite piattaforme per l’intrattenimento multimediale. Anche in questo caso è necessario inserire questi strumenti nel colorito mondo della cultura, ma ognuno con la propria funzione. La stessa riflessione potrebbe calzare perfettamente al mondo della musica.

La funzione di intrattenimento o, meglio, di svago è essenziale, anche nel momento in cui viene portato all’esasperazione. Esso non è una minaccia, è solo quell’attimo di svago, della durata di qualche ora, che chi sente la necessità deve poter e saper vivere. A seconda delle esigenze sarà più o meno esasperato, a volte portato addirittura all’estremo, ma pur sempre un momento che porta alla separazione della realtà, tramite una finzione, tramite la fantasia o, nel caso del film, si aggiunge la drammatizzazione. Mai esso, senza l’intervento di altri fattori ben più invasivi, potrà essere solo strumento dispensatore di bene o di male, ma potrà rimanere veicolo di divertimento e di svago per chiunque si volesse approcciare con il giusto grado di spensieratezza.

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