L’Importanza della Parola

Proseguendo la rubrica settimanale, cercheremo di variare leggermente sul tema che fino ad ora ha dominato. Se si pensa alla Parola, solitamente, si ha l’abitudine di pensare a uno strumento utile per la comunicazione, ma pur sempre uno strumento. Poche volte se ne riconosce l’importanza. Una Parola pronunciata al momento giusto potrebbe essere una mossa vincente, una pronunciata nel momento sbagliato, al contrario, risulterebbe catastrofica. Un esempio potrebbero essere le parole pronunciate da Trump che hanno avuto l’effetto di scatenare un rivolta, la più imbarazzante per la gloriosa storia degli Stati Uniti. Imbarazzante perché è stata più scomoda per le istituzioni estremisticamente democratiche (?) degli USA più che per la reale portata dell’evento. Probabilmente Trump mai avrebbe voluto scatenare una simile ondata di violenza, ma il comunicatore, per quanto possa essere carismatico, a volte dovrebbe misurare l’utilizzo dei termini.

La Parola è quindi espressione dell’essere interiore di ognuno, a volte pesata, a volte, come quando si è alterati, non hanno freni e con grande probabilità sono anche le più sincere. Considerando il significato profondo di ognuna di esse, rappresentano un mondo, per lo più simbolico, nascosto, come se rappresentassero la punta di un iceberg capace di far riaffiorare i sentimenti e i significati che si trascina dietro. Così possono essere interpretate, tanto da cambiare il proprio significato, e una Parola che qualche tempo fa poteva sembrare banale o di uso comune, oggi assume significati cupi, nefasti. Questo fenomeno deriva dalla stretta unione che unisce un termine alla sua trasposizione mentale. Semplificando, il nostro pensiero si snoda tramite Parole, noi pensiamo parlando e in una lingua specifica. In pratica colleghiamo un pensiero a una determinata parola o a una serie di esse. Così un semplice termine fa scaturire una costellazione di emozioni, sensazioni fisiche, riporta alla mente eventi del passato, insomma è intrinsecamente saldato con il nostro vissuto, con la cultura e l’ambiente in cui viviamo.

A questo punto si può concludere questa breve riflessione esaminando la dittatura della Parola. Già, dittatura, perché non sempre noi possediamo un mezzo democratico, sopratutto quando essa è sottoposta al “politicamente corretto” (al quale abbiamo deciso di dedicare una puntata della rubrica più avanti). Politicamente corretto viene spesso confuso con i termini “parità” o “rispetto”, ma non ha nulla a che vedere con questi altissimi ideali, che nel 2021 dovrebbero rientrare nella quotidianità di una società che si ritiene moderna o quantomeno in linea col pensiero del tempo. Purtroppo spesso la Parola viene deturpata per perseguire degli ideali, ma ottenendo l’effetto di facciata di rendere lo strumento ridicolo, poco rispettoso di chi veramente combatte per un cambio di mentalità e non per chi lo fa politicamente solo per essere esaltato quale difensore dei molto più nobili diritti umani.

Il rispetto deriva direttamente dalla mentalità di ogni uomo o donna, non dal cambio repentino di alcune Parole, le quali risultano svuotate del concreto significato, del quale non si possono investire dall’alto, dando origine a una vera e propria “dittatura della Parola”. Il significato intrinseco della Parola, ha un’origine molto più profonda, che deriva dal significato che la cultura collettiva di un popolo vuole assegnare al termine. Deriva dal vissuto persona di ognuno, dando così sfumature che ogni persona attribuisce e riconosce nel suo essere.

Concludendo, la Parola ha un suo significato che non può essere modificato a nostro piacimento, legato intrinsecamente alla società e alla persona stessa, nonché al vero senso della comunicazione in quanto comprensione e dono di se stessi agli altri. La Parola può quindi essere considerata come intima, ma è necessario darle il suo giusto peso. A volte è espressione di quell’intimità che ognuno possiede e vuole convivere con gli altri, altre volte è necessario ridimensionare il suo significato. Spesso, infatti, una parola è solo una parola, senza la P maiuscola, solo una modalità di espressione, uno strumento per il divertimento, una modalità comunicativa spontanea e leggera, senza un secondo fine, senza nascondere alcunché di discriminatorio o offensivo.

Perciò il rispetto e la parità, giusto per citare solo due degli ideali fondanti della nostra società, non dipendono da una determinata Parola o dal suo utilizzo, ma dall’educazione che li pongono al centro di qualsiasi uomo e donna, nei fatti e non nelle parole.

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