La Cultura, il Sapere, Internet

Quando si parla di cultura, di sapere, oramai si pensa alla conoscenza elitaria che paradossalmente è rientrata nella sfera di internet e quindi alla mercé di chiunque. Questo fa tremare le ginocchia a chi vorrebbe mantenere una sempre maggiore separazione tra il mondo culturale e il pensiero popolare, agli accademici che ritengono degni occupare il podio della cultura solo i propri pari. Per quanto questo non voglia diventare un discorso politico o voglia screditare alcune categorie rispetto alle altre, vuole comunque aprire una breve riflessione, com’è ormai prassi consolidata di questa rubrica.

Innanzitutto bisogna comprendere ciò che si vuole intendere con “cultura”. Questa potrebbe essere considerata come una sorta di contenitore al cui interno viene stoccato il sapere, la tradizione, il costume e il pensiero di un intero popolo. Quando questo contenitore diventa “globale” e quindi si globalizza, la cultura diventa in un primo momento alla portata dell’intera popolazione nazionale e non solo di coloro che ne hanno una chiave di lettura derivante dalla propria educazione scolastica avanzata, ma da tutti coloro che ne vogliano usufruire. In un secondo momento questa globalizzazione diventa veramente “globale”, attingendo chiunque nel mondo (e già, ormai non siamo più noi ad attingere alla cultura, ma è la cultura che ci attinge).

Questo movimento culturale indiscriminato e globalizzato crea un enorme problema: l’assenza di chiavi di lettura, cioè di una formazione adeguata alla comprensione della maggior parte delle nozione che vengono propinate, a volte in maniera casuale, dal mezzo internet. E questo potrebbe essere un male? Il fatto che internet sia diventato quell’indiscriminato contenitore dell’intera cultura mondiale è da demonizzare?

Innanzitutto dobbiamo specificare che la cultura è tutto, qualsiasi cosa, non esiste una cultura di seria A e una di serie B. Come un libro è cultura anche un film, come una libreria è luogo di cultura anche un cinema (potrebbe sembrare ovvio e scontato, ma ormai il televisore più grande della libreria non è più motivo discriminante tra un acculturato e un ignorante), così come lo sport. Il mondo è permeato e impregnato di cultura. Quello che oggi noi possiamo considerare come abominevole, inutile, o anche semplicemente stupido, un domani verrà sicuramente identificato come culturale, poiché è, volente o nolente, espressione della cultura di questo tempo.

È proprio in questo momento che si inserisce quell’enorme scatolone che è Internet. Tutta questa cultura viene fagocitata dalla rete, una sorta di moderna biblioteca, fruibile a chiunque. Il problema è che chiunque ha la facoltà non solo di leggere quanto archiviato all’interno, ma di produrre contenuti, più o meno utili, più o meno validi, di gusto più o meno buono, ma comunque contenuti culturali. Certamente, culturali, in quanto espressione di un epoca, espressione dell’alta e della bassa cultura, espressione della tradizione, della rottura di essa e del costume.

Volendo sintetizzare: la libertà è la cultura dei nostri giorni e internet ne è la più alta espressione. Internet non è semplicemente il contenitore della cultura, è esso stesso la cultura, in qualità di mezzo atto alla sua fruibilità. Per quanto si voglia cercare di demonizzare e screditare questo strumento, per quanto esista una comprensibile e condivisibile necessità di approfondire il suo funzionamento e gli ambiti del suo utilizzo, non se ne può negare l’esistenza, né tantomeno se ne può negare l’intrinseca e ormai imprescindibile utilità. Esso è l’esempio del cambiamento del nostro mondo, dell’evoluzione tecnica e scientifica, e quindi culturale, dell’umanità.

Per concludere non si vuole né santificarlo, né demonizzarlo, questa riflessione vuole dare a questo strumento il posto che merita (e che già implicitamente occupa) all’interno del mondo. Spesso ciò che non conosciamo ci fa paura e perciò ne stiamo alla larga. Anche i libri facevano paura, perché non erano conosciuti, anche la libertà, di pensiero e di parola, faceva paura, perché non se ne aveva la cognizione. Ogni nuova situazione porta l’uomo verso l’ignoto, ma l’uomo è famoso nell’umanità stessa per sapersi buttare all’interno di questo ignoto, saper sbagliare clamorosamente, pentirsi dell’errore e comprenderlo appieno. Solo così comprende come evitare di ripeterlo e, solo così, ne commetterà un altro. Certamente, l’evoluzione è costellata di errori, la cultura stessa è carica di errori svolti da chi con essa ha studiato e sondato le profondità della conoscenza, ma che ha sempre restituito un tassello in più perché l’avanzamento della specie umana (e dell’umanità in tutte le sue accezioni) portasse al bene comune.

Proprio in base all’idea qui esposta della cultura, vogliamo annunciare che l’attività di Praeter ora inizierà a comprendere la cultura anche sotto diversi aspetti, prescindendo da quelli puramente letterari, perciò a breve darà il via ad altri format riguardanti tv, cinema e musica. A presto.

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