A chi parlano il Cinema e la Tv?

Al giorno d’oggi, epoca in cui internet è strumento principe per la comunicazione, sembra che cinema e tv stiano subendo gravi colpi da questa macchina demoniaca. Esattamente come all’epoca delle multinazionali i piccoli commercianti si sentono conquistati e soffocati, lanciando in questo modo una crociata contro le grandi aziende, così la televisione e il cinema accusano quel grande giocattolo in cui l’intrattenimento e l’informazione diventano merce in balia di chiunque abbia una minima capacità comunicativa, innata, acquisita o…casuale. Nessuno si pone la domanda fatidica, nessuno inquadra il problema fondamentale: ma a chi stanno parlando il cinema e la tv?

La domanda non ha una risposta. Al giorno d’oggi dobbiamo chiaramente individuare le persone alle quali viene rivolto un contenuto, dal momento che tutto si settorializza sempre di più e la televisione o il cinema sparano a zero sulla folla. Da un punto di vista pratico, quello che nella nostra mente internet avrebbe dovuto fare, e cioè una sorta di prova per poi individuare il target specifico da proporre al cinema attraverso una campagna pubblicitaria, ci rendiamo sempre più conto che la situazione è ribaltata. Internet, in tutte le sue sfaccettature e declinazioni, critica le modalità e le proposte della televisione e del cinema, creandosi in questo modo un pubblico specifico. Internet è veramente specializzato, settorializzato, quindi vero strumento di marketing, poiché basato su un’infiltrazione capillare nella vita quotidiana di chiunque.

Il cinema parla a tutti e nessuno, e lo stesso fa la tv. Propone una visione univoca del proprio prodotto, diversificando al massimo delle fasce orarie. In contrapposizione, una piattaforma di film su internet, ha la capacità di proporre contenuti permanenti, sempre disponibili, facilmente fruibili e  massimamente diversificati. Inoltre internet è capace di proporre contenuti senza alcuna censura, almeno in teoria, poiché la possibilità di scremare i fruitori del servizio è massimizzata.

Che bello questo mondo! Perfetto!

Ovviamente non è così. L’Italia è un popolo di cuochi, pasticceri, amanti della buona tavola, quindi, per mangiare un piatto perfetto, è necessaria quella ricetta altrettanto perfetta, e tutti la ricercano. Ma allo stesso modo ognuno nel mondo vuole avere la ricetta perfetta per giungere alla perfezione. Nessuno capisce che la casualità è l’unica legge fondamentale, l’unica impossibile da comprendere, da studiare e da riproporre.

Internet non è perfetto, la Tv non lo è, il cinema fa cilecca da troppo tempo, le piattaforme di intrattenimento riescono per ora a leggere le esigenze e trasporle in contenuti accessibili e accettabili da chiunque. Il linguaggio utilizzato è quello dell’irriverenza, della critica, della polemica, cavalcando il malessere di una società che scarica le proprie frustrazioni nel primo luogo che concede loro libertà, possibilmente anonima.

Per concludere bisognerebbe portare all’attenzione una grande eccezione, e qui inizia la monotonia: San Remo. Forse è l’unico programma televisivo studiato perfettamente, con la finalità di creare un prodotto capace di unire tutte le caratteristiche indicate sopra e che in televisione sono impossibili da gestire. La chiave è la pochissima durata nel tempo di questo evento. Esso concentra tutte le strategie in meno di una settimana. È tutto coinvolto, radio, Tv, internet, teatro, manca solo il cinema, anche se la regia lo richiama in più occasioni. La critica, la polemica, l’irriverenza, è una commistione di tutte le strategie comunicative e di intrattenimento che di solito vengono ricercate  e che di rado si ritrovano condensate in un unico prodotto.

Come si potrà, ai giorni nostri, fare in modo che televisione e cinema si risollevino e inizino a parlare finalmente a tutti come facevano prima?

Partendo dal presupposto che non hanno mai parlato a tutti, nemmeno nel passato, ma solo a chi fosse interessato, a chi se lo sarebbe potuto permettere, e chi rientrava in queste categorie aveva solo quell’unica soluzione, o quantomeno una proposta alquanto limitata. L’intrattenimento deve semplicemente rinnovarsi, senza nessuna regola precisa, perché non esistono regole. Dobbiamo solo essere meno nostalgici e renderci conto che il sistema comunicativo è cambiato e che cambierà sempre di più. Il tempo non è nostalgico come noi, non si commuove guardando al passato, il tempo cancella e dimentica. Dobbiamo guardare avanti, rivedere la funzione, riordinare e creare nuove modalità, fino a riorganizzare completamente l’intera struttura programmatica e comunicativa.

Che brutte parole, cancellare, guardare avanti, riorganizzare, distruggere e ricostruire. Non ci piacciono. E che ne sarà del nostro passato? Come sempre sarà la base per costruire il futuro, ma noi dimentichiamo senza rendercene conto e poi pensiamo di imparare solo perché ne abbiamo un lontano ricordo, un barlume che dovrebbe guidarci. Usiamolo come fondamenta, non come accozzaglia di ricordi, confusi, disordinati e sterili.

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