Perdersi

Perdersi. Rimanere soli, persi, in un luogo sconosciuto. Circondati dal nulla, solo il terrore a farci compagnia. Così rimase solo, inseguito dai suoi spettri, perso, oppresso dai mostri che da sempre vivevano nella sua mente.

La spiaggia era stupenda. Nessuno in vista, per terra o per mare. Non ricordava come fosse arrivato fin lì. Era bagnato, un naufragio? Forse. Però naufragare in un’isola così…stupenda. Già, era un’isola. Aveva percorso più volte tutto il perimetro, non aveva incontrato nessuno, era disabitata. Sapeva pescare, e lo aveva fatto. Gli alberi davano frutto. Anche l’acqua che proveniva attraverso un ruscello dalla parte più alta dell’isola era fresca e potabile. Forse aspettare i soccorsi non sarebbe stato poi così terribile.

Quella notte il fuoco era acceso. Improvvisamente il vento cominciò a soffiare, prima come una leggera brezza, poi sempre più violento. Il fuoco si spense, i tizzoni ardenti volavano su tutta la spiaggia, rendendo quel momento uno spettacolo incredibile. La leggera capanna di frasche crollò. La sabbia si sollevava come una nuvola densa. L’uomo non riusciva a vedere nulla, iniziò a correre verso gli alberi, dove l’alta vegetazione lo avrebbe riparato. Si accovacciò, al riparo. Sentiva il rumore del vento, le frasche, ma non si sentivano le onde del mare. L’acqua sembrava stranamente calma. Il vento si placò così come era arrivato. L’uomo si guardò intorno.

«Sembrava troppo bello.», disse, sospirando e incamminandosi nuovamente verso la spiaggia.

«Dov’è la spiaggia?», si domandò.

Continuava a camminare, con fatica, scostando le frasche, ma incontrava solo altra vegetazione.

«Devo aver perso l’orientamento.», borbottava.

Continuò a camminare. Cambiò direzione, senza riuscire a trovare il punto da cui era partito. Sentì qualcosa alle sue spalle. Si voltò di scatto. Un animale? Probabilmente sì. Tutto taceva. Solo un respiro pesante, quasi come un leggero ringhio. L’uomo si mosse lentamente all’indietro. Si fermò. Alle sue spalle sentì lo stesso respiro. Poi una risata, lontana.

«Aiuto!», urlò.

L’erba alta si mosse violentemente. Dei passi veloci si allontanarono da lui. Non sentì più nulla.

«Sono andati via. Sembravano due animali. Però c’è qualcuno sull’isola, devo cercare chi rideva.», disse ansimante.

Riprese il cammino, più veloce e determinato di prima. Di tanto in tanto sentiva dei passi alle sue spalle, ma non si fece impressionare, continuava a camminare. L’erba si faceva sempre meno fitta, diventò più semplice proseguire. Le risate divennero il vociare di qualcuno che parlava ad alta voce, poi cantava, insomma, si divertiva.

«Ci sono anche io!», continuò a gridare l’uomo, senza ottenere risposta.

Finalmente arrivò sulla spiaggia. In lontananza vide il bagliore di un fuco e due persone che, sedute, chiacchieravano e ridevano. Iniziò a correre, per poi fermarsi di colpo.

«Ma questa è la spiaggia su cui avevo acceso il fuoco.», disse, guardandosi intorno. Non trovò traccia né del fuoco né tantomeno della struttura che aveva costruito, eppure la spiaggia era proprio quella.

Riprese a correre e arrivò davanti agli uomini. Si fermò, dicendo: «Per fortuna ci siete voi. Non so come siate arrivati. Ho bisogno di aiuto.»

Non ricevette risposta. Nonostante quei due fossero a pochi passi da lui, continuavano a parlare tra loro, ignorandolo.

«Scusate, ho bisogno di aiuto.», insistette l’uomo, inutilmente.

Sembrava che i due uomini non lo sentissero. Continuò a gridare, ma fu tutto inutile. Si allontanò e si sedette sulla spiaggia, guardando il mare. Alle sue spalle sentì nuovamente quel respiro. Si voltò. Scorse la figura di un lupo. Nell’ombra sentì una risata.

«Ma…ride?», disse sorpreso.

Pensò si trattasse di una iena, dal modo in cui si muoveva quell’ombra, ma non sembrava facesse un verso, ma una risata vera e propria.

«Non è possibile.», balbettò.

La risata aumentò e l’animale fece un balzo.

Il caldo soffocante della mattina disturbava anche gli abitanti di quelle zone. L’elicottero continuava a girare intorno all’isola, notoriamente deserta.

«Comandante, qui non c’e nessuno.», disse in cuffia il secondo pilota.

«Ci manca solo questa, poi torniamo alla base.», rispose il comandante.

«Vedo qualcosa.», intervenne il soccorritore alle loro spalle.

L’elicottero scese di quota, finché il soccorritore riuscì a calarsi. La spiaggia era deserta. Il fuoco era ancora caldo, con qualche tizzone incandescente che lentamente si spegneva. Anche una piccola capanna, intatta, sembrava essere stata costruita e mai usata. L’uomo notò delle impronte sulla sabbia, che disegnavano un cerchio. Sembrava che chiunque fosse stato su quell’isola avesse girato intorno per diverso tempo. Poi le orme si allontanavano e si perdevano tra l’erba alta. Il soccorritore le seguì fino alla soglia di quel piccolo bosco.

«È entrato all’interno dell’isola.», riferì alla radio.

Il comandante sospirò, rispondendo: «Torna sull’elicottero, non possiamo farci nulla, lo abbiamo perso.»

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