La popolarità sui social

Cosa porta le persone a cercare la popolarità sui social?

Diciamo che la popolarità è la ricerca di attenzione, umana, probabilmente il bisogno più umano che esista. La maggioranza delle persone adora trovarsi al centro dell’attenzione e qualcuno sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa, scendere a qualunque compromesso, pur di apparire. Qualche anno fa, prima di internet, non era semplice raggiungere i risultati di oggi. La TV poteva essere uno dei pochi mezzi, insieme alla radio, ma certamente non si trattava, allora come oggi, di mezzi facilmente raggiungibili. La TV non è aperta a chiunque, non si può raggiungere semplicemente inviando dei contenuti che, senza alcuna selezione, vengono resi immediatamente fruibili a un pubblico enorme.

Il ruolo dei social è esattamente quello di placare la voglia di notorietà di chiunque ne senta l’esigenza. La popolarità diventa così alla portata di tutti, la potenziale attenzione mondiale si concentra su chiunque abbia la pazienza di iscriversi e pubblicare. Questa è la grande libertà portata da internet, una grande scatola mondiale, non solo mezzo di collegamento con il mondo, ma anche modalità di conoscenza dei propri contenuti. Quindi ora abbiamo la possibilità di contemplare ogni tipo di contenuto, creato da chiunque, sia coloro che hanno competenze, sia da coloro che competenze non ne hanno mai acquisite e quindi le acquisiscono sul campo.

Come sempre è sbagliato demonizzare qualsiasi mezzo, quindi è sbagliato scagliarsi contro chi si cimenta sui social e soddisfa il proprio bisogno. Le competenze infatti non sono pregresse e si possono sviluppare, così come i contenuti. Il problema si presenta solo quando a qualcuno sorge la fantastica idea di spacciarsi per una qualche professionalità che nella vita reale non è, quindi fuorviando chiunque si affida, facendo anche danni incredibili. Anche in questo caso, però, la colpa non è esclusivamente del mezzo, un mezzo appunto, né tantomeno è questo che incentiva determinati comportamenti. Chiunque volesse truffare, infatti, lo ha sempre fatto al di là dell’utilizzo del social, le tecniche per farlo sono sempre esistite e sono sempre state mutevoli.

Insomma, la libertà, non è libertà nemmeno quella culturale tanto declamata e demonizzata dei social. Infatti non è possibile essere liberi sui social, esattamente come non è possibile farlo nella vita reale (quella empirica, diciamo così). L’idea espressa su internet non è altro che una trasposizione della propria identità, del proprio pensiero e quindi soggetta al pensiero altrui. Questo, sposandosi e comprendendosi con il pensiero degli altri, definisce il frutto del successo del web, quindi della popolarità, della notorietà tanto agognata. Le regole sono le stesse. La libertà è sottoposta al giudizio e il giudizio limita, giudica e offende. Perciò non cambia nulla. l’unica differenza risiede nella potenzialità del social o, addirittura, nell’illusione che esso è capace di trasmettere. Già, perché la notorietà del social può essere enorme, grande, piccola, limitata o illusoria.

In ogni caso può rispondere alle esigenze di chi vuole cimentarsi in un lavoro, in un divertimento, nel proprio sogno, incontrandosi, e scontrandosi, con la società che ci circonda. Quindi non sembra che la differenza, oltre che formale, sia anche sostanziale. Più possibilità, più accessibilità, più valore potenziale, ma stesso risultato. Se prima Elvis si faceva il vaccino e tutti lo seguivano, o Britney Spears beveva la sua bevanda e tutti la credevano migliore, oggi un’influencer indossa una maglietta e tutti la indosseranno, solo perché lei lo fa. La visibilità, la popolarità, non si basa sul prodotto, non si basa sulla persona, non si basa sul messaggio, si basa sul messaggero.

Possiamo dire che internet ha rovinato la nostra capacità decisionale? Il nostro gusto personale? La nostra originalità?

Ma no. Perché la moda è sempre esistita e ciò che è brutto da indossare oggi, era di moda qualche anno fa. Oggi lo consideriamo abominevole, eppure prima piaceva. Piaceva? Sicuri? Probabilmente qualcuno ci diceva che era bello e quindi lo era per tutti. Qualcuno lo utilizzava e quindi era utile per tutti. Qualcuno lo indossava e allora era alla moda per tutti. La popolarità porta anche a questo. Si vuole essere popolari perché gli altri lo sono, a volte con un po’ di invidia, altre volte perché quell’influencer è un idolo, lavora, si diverte, è famosa. Già, ha soddisfatto il suo bisogno di visibilità, di attenzione, ha raggiunto l’apice del desiderio della maggioranza dell’umanità. Successo e popolarità, mix perfetto, ovviamente social permettendo.

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